Negli ultimi anni su diversi red carpet più di una celebrity, da Rita Ora a Zendaya passando per Lady GaGa e Beyoncé, ha citato lo stile di Prince. L’espressione estetica dell’artista è sempre stata così autentica e personale da poter essere considerata a tutti gli effetti un brand.
Tutto il suo guardaroba, fino al 2016, è stato produced, arranged, composed and performed by Prince nel compound di Paisley Park dove un’intera ala era occupata dal costume department. Qui i suoi abiti sono stati realizzati sempre e impeccabilmente su misura in collaborazione con preziosi costumisti e sarti che operavano su un grosso tavolo di legno illuminati dagli ampi lucernari piramidali. Tutto veniva provato su un busto con le stesse misure di Prince: non solo gli outfit degli show, ma anche quelli dei giorni più ordinari – ammesso che ci fossero, considerando che a Paisley Park il denim è stato bandito per lunghi anni.
La sua cifra si è rinnovata molte volte nel tempo andando di pari passo alle sue epoche musicali che saranno, anche in questo caso, il filo conduttore.
In foto
la fotografia del busto sartoriale con le misure di Prince è presente nel flyer di The Hits 2
80ies
I’m not a woman, I’m not a man I am something that you’ll never understand
Am I black or white? Am I straight or gay?
Nel 1978 quando debutta con l’album For You la sua capigliatura afro è ribattezzata J7 dal manager di allora perché, a confronto, quella dei Jackson 5 è considerata cosa da poco. In meno di due anni, mentre il successo avanza, il suo stile evolve in una versione new romantic fatta di look drammatici e androgini influenzati dal glam rock e dalla black disco culture –Morris Day, uno dei suoi più fedeli partner di inizio carriera, è solito indossare scarpe Stacy Adams, un tipo di calzatura ispirata proprio agli zoot suit look di inizio secolo. Make up, cipria, hairstyle elaborati by Earl Jones, pizzo, perle, crocefissi, poet shirts, bottoni oversize, velluto, stampa paisley, rouches, nudità e tacchi altissimi sono solo alcuni degli elementi di quell’estetica che non manca di declinare anche per i componenti della sua band più stylish di sempre, i The Revolution. Collabora con diversi stilisti come Marie France, Louis Wells e Vaughn Terry con cui condivide ispirazioni e reference tratte, in particolare, dai look di Errol Flynn in Captain Blood e di Tom Hulce in Amadeus. È’ un decennio caratterizzato anche da epoche colore, un po’ come Picasso, dove non solo il viola diventa sinonimo a definizione della sua musica, ma anche il pesca diventa simbolico accompagnando l’era di Sign o’ the Times.
I look iconici di questa decade:
Dirty Mind album cover
Un trench grigio con storm flat borchiato, una bandana rossa annodata lenta al collo, slip nero, stivaletti con parigine fino alla coscia, capelli stirati vagamenti spettinati e un filo di barba ad incorniciare le labbra. Un look che suscita non poche polemiche tra i preoccupati genitori dei suoi fan adolescenti, ma che visto in retrospettiva è ancora oggi mind-blowing, trasgressivo e audace. Tutto quello che ci si aspetta da una rock star.
Purple Rain trench coat
Vapore violaceo, ricci cotonati con leggera sfumatura ai lati, trench viola con storm flat borchiata, poet shirt con rouches, pantaloni attillati e arricciati al fondo, stivaletto con tacco a cono e tracolla chitarra leopardata. Questa è la quintessenza dell’estetica princiana che prende forma sul palco del First Avenue di Minneapolis durante le riprese del film Purple Rain.
“Prima di Purple Rain tutti i ragazzi che venivano al First Avenue si conoscevano ed era come una grande divertente sfilata di moda. I ragazzi si vestivano come gli pareva, cercando semplicemente di essere molto stilosi. Quando trovavi l’abbigliamento giusto per te, smettevi di guardare gli altri. Eri te stesso e ti sentivi a tuo agio” commenta l’allora proprietario del club.
Trench:
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il merito va alle mani esperte di Sylvia, sorella di Andrè Cymone, figlia di Bernadette, che arricchisce e modifica il primo di una lunga serie di trench acquistati in un negozio militare. Il capo, infatti, compare già in progetti precedenti a Purple Rain come sulla cover album di Dirty Mind del 1980 (in colore grigio) o su quella di Controversy del 1981 (già in colore viola, ma in un tessuto meno glam). Per l’ambizioso progetto Purple Rain tre stilisti differenti subentrano a Sylvia, Marie France, Louis Wells e Vaughn Terry, puntando ad un tessuto luminoso, più adatto alle riprese video.
“Si è subito appassionato al pizzo, un mix di romanticismo e punk che abbraccia molteplici generi, proprio come la musica” commenta Louis Wells. Il fatto che un capo di abbigliamento così riconoscibile come questo trench si sia ripetuto nel corso degli anni, racconta come in questo decennio lo stile personale prevalesse su qualsiasi cosa, trascendendo dalle logiche di brand. La ricerca meticolosa di dettagli e significati amplificava la personalità e il concept musicale dell’artista. Basti pensare a Madonna e a Michael Jackson la cui immagine di allora ha connotato gran parte della loro epopea. “Ancora oggi quando lavoro come freelance per Coach uso immagini di Prince come riferimento per gli storyboard. Continua ad influenzare enormemente la moda” commenta Vaughn Terry.
Poet Shirt:
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La camicia, disegnata da Marie France, ha un jabot sul davanti a mo’ di cravatta e un collo alla coreana con bottoni in madreperla in puro stile new romantic. Le maniche sono a sbuffo con polsini in pizzo e gemelli gioiello (viola, ça va sans dire). Accenni romantici che rendono più sensuale l’immagine smorzando il mood punk. “Ho abbozzato la camicia con le balze sul momento perché una cosa che avevo notato nei suoi video musicali era che indossava una di quelle camicie da smoking pacchiane. E mi sono detta: ti serve qualcosa di molto meglio. Ti serve qualcosa, sai, più in stile Prince, letteralmente. Così ho pensato al romanticismo delle camicie con le balze del XVIII secolo e ho fatto qualche schizzo veloce” racconta Marie France.
High Waist:
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I pantaloni a vita alta sono decorati da maxi bottoni strategicamente posizionati lungo le cuciture laterali per dare l’idea di una vita ancora più sottile. Quel tipo di arricciatura dal ginocchio in giù ricorda in qualche modo gli scaldamuscoli, accessorio 80ies per antonomasia.
Boots:
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quasi sempre dello stesso colore e identico tessuto dei pantaloni, sono, fino alla fine della sua carriera, custom made con un rinforzo metallico tra il tacco e la suola per permettergli di saltare e ballare come abbiamo visto fare per circa quarant’anni.
Dopo la sua morte la giacca e la camicia di Purple Rain sono stati acquistati da un anonimo per 192.000 dollari, mentre altri completi immortali come il completo azzurro con nuvole o quello damascato, sono esposti a Paisley Park. “Gli abiti di scena sembrano strani solo a chi legge di quei vestiti sui giornali, mentre sono convinto che chi viene a vederli di persona già se li aspetta e li vuole. Ho ricevuto un sacco di critiche da persone che non erano mai state ad un mio concerto e poi, quando hanno assistito allo spettacolo hanno capito perchè indosso quello che indosso. È uno show decisamente atletico, corriamo parecchio e io ho bisogno di sentirmi comodo. La decisione è stata lasciata a me e quando ho pensato a cosa mi facesse sentire più comodo mi è subito venuto in mente quello che mi metto per dormire…È che i vestiti proprio non li sopporto”.
Alphabet St.
Parola chiave: pois. Con l’uscita dell’album Lovesexy sfoggia tutta una serie di completi con stampa maxi pois e scritte sulle maniche della giacca o sul fianco dei pantaloni abbinati ad una disinvolta chioma liscia e voluminosa frutto di una stretta collaborazione con la costumista Helen Hiatt. Ripropone l’orecchino a cerchio da un solo lato, inaugurato già in Sign o’ the Times, personale omaggio alla madre che era solita portare questo tipo di forma. Questo mood è in parte visibile nel famoso scatto rubato al ristorante insieme a Kim Basinger che ha frequentato dopo averla conosciuta sul set di Batman.
A cristallizzare Prince nella sua epoca aurea si sono susseguiti famosi fotografi agli albori della loro carriera: Robert Whitman che per primo immortala la sua chioma afro per le strade di Minneapolis e nei suoi studi al Kemps Ice Cream Building della città. Joe Giannetti che lo ritrae per il primo album For You. Jean Baptiste Mondini che scatta la copertina (allora molto scandalosa) di Lovesexy. Jeff Katz che si è fatto conoscere negli aeroporti di tutto il mondo dopo che uno dei ritratti commissionati per il progetto Parade è stato utilizzato dall’artista come foto di un suo passaporto.


poet shirt
La Poet Shirt è stata esposta al MET in occasione della mostra Superfine: Tailoring Black Style nel 2025. Io e la blouse: un solo grado di separazione.



Robert Whitman
Dalla mostra Prince Pre-Fame alcuni scatti di Robert Whitman a Prince per le strade di Minneapolis datati 1977, qualche mese prima della pubblicazione del suo primo album For You. Il music wall dello Schmitt Music Headquarters dove ci siamo fotografati entrambi. Minneapolis, 2017
90ies
In questo decennio l’estetica di Prince evolve verso un gusto Gangsta Glam Rock influenzato (ancora) sia dal matchy matchy degli zoot suits, sia dalla declinazione personale dello stile gangsta rap, genere musicale che in quegli anni guadagna sempre più attenzione. Stacia Lang è la costumista con cui collabora di più in questo decennio, in particolare per Diamonds & Pearl e per Love Symbol. È l’autrice del look che sciocca milioni di telespettatori sintonizzati sugli MTV Music Awards del 1991 dove Prince e la band si esibiscono sul pezzo Gett Off circondati da un corpo di ballo seminudo impegnati in quella che agli occhi di tutto il mondo appare un’orgia a tempo di musica. Lo sguardo del pubblico oscilla tra i ballerini e l’ attillatissima tuta gialla di Prince in pizzo laserato che espone le natiche sotto un sottile strato di nylon.
Tennis shoes and caps, now that’s phat. Up until the day another want to laugh behind your back. Sayin’ we all look the same, huh God bless America, home of the brave. I’d rather dress to make a woman stare I’m puttin’ on somethin’ that another won’t dare
In Days of Wild dell’album Crystal Ball Prince celebra il suo stile con un rap che non risparmia la satira al senso della moda dei seguaci dell’hip hop tennis shoes and caps ribadendo la sua inclinazione a vestirsi in modo da “far spalancare gli occhi ad una donna”. E’ un decennio segnato dall’uso di completi in colori vistosi a contrasto. Le giacche sono sempre cropped, spesso indossate a petto nudo, mentre l’arricciatura finale dei pantaloni lascia spazio a una linea flare più fluida. Onnipresente il tronchetto con il tacco a cono nello stesso colore e materiale dell’outfit, barba molto definita e capelli typhoon super voluminosi, rasati ai lati con i baby hair sapientemente arricciati dalla sua hairstylist di fiducia Kim Berry. Spesso indossa un durag nero annodato sulla fronte ispirandosi al suo bodyguard Hucky Austin. La stessa evoluzione di stile coinvolge tutti i membri della sua nuova band, i New Power Generation. Con l’arrivo di Mayte e del suo background artistico, si fanno strada accenni arabeggianti tra cui un completo realizzato dalla stessa Madame Abla, la Coco Chanel nel mondo della danza del ventre. “Prince era un camaleonte, cambiava look quasi a ogni uscita discografica. Era una naturale evoluzione della sua crescita come artista. In quel periodo era affascinato dai film Barbarella e Il Padrino – Parte III, così mi chiese di guardarli e combinare elementi di entrambi gli stili per creare un look futuristico su misura. Questo divenne il suo Gangsta Glam Look. Oltre alle sue richieste, trovavo sempre ispirazione in nuovi tessuti, nella sua nuova musica e, naturalmente, in Prince stesso. Gli bastava passarmi accanto perché mi venisse un’idea per lui” commenta Stacia.

Un altro aspetto precursore di tempi più moderni era l’utilizzo nei testi di abbreviazioni o emoticon come “U” per You, “2” per Two o il disegno stilizzato dell’occhio per significare “I”
Aughts
È il decennio in cui incontra Jehovah, conversione che influenza molto del suo stile assecondando, in alcuni casi, lunghe vesti borderline tra il mistico e l’ecclesiastico. Continua a prediligere forti contrasti colore, ma le forme mutano: la lunghezza del blazer si allunga, introduce delle tuniche altrettanto lunghe con cappuccio, si accompagna, per ragioni mediche, ad un bastone tempestato di preziosi. I capelli sperimentano treccine con fiocchi (un po’ George Clinton) e in generale molta piastra e lunghezza alle spalle. Onnipresenti i bling earings. Fortunatamente nelle tre occasioni più iconiche di questo decennio si affida al consolidato repertorio.
I look iconici di questa decade:
Grammy Awards con Beyoncé, 2004
Insieme esplorano la gamma fredda e satura del rosa, del viola e del blu. In particolare Prince indossa un completo doppiopetto blu, una camicia con cravatta entrambe oro e chitarra con tracolla viola. Capelli con ciuffo rockabilly e sfumature ai lati (qui).
Rock ‘n Roll Hall of Fame, 2004
Assolo epico accompagnato da un completo pinstripe grigio scuro, tracolla leopardata, camicia e fedora pinch rosso fuoco. Il look è ispirato a Robert Johnson, mitologico bluesman del Mississippi di cui la leggenda narra che per suonare così bene la chitarra abbia venduto l’anima al diavolo, all’incrocio tra la Hwy 61 e la 49 a Clarksdale (qui).
Super Bowl, 2007
le luci viola accese attorno al Dolphin Stadium di Miami a contrasto con il completo azzurro, la camicia arancione e il durag nero annodato sulla fronte. Mentre piove a dirotto suona Purple Rain con la stessa chitarra viola del Grammy del 2004 (qui).
Twenty-Tens
Di questo decennio vivrà solo sei anni. Anni in cui investe su relazioni più intime con il pubblico (vedi il tour acustico Piano & A Microphone) e forse anche con se stesso. Il suo stile sembra compiere un’evoluzione circolare riportandolo all’afro come agli esordi della sua carriera e a delle mise in jersey dal taglio 70ies con stampe psichedeliche tipiche di quegli anni. Probabilmente il dolore alle anche lo costringe a trovare soluzioni più comode nella scelta delle calzature virando verso stivali pelosi in stile UGG e platform trasparenti con lucine (si, si, proprio quelle). Fino all’ultimo giorno della sua vita le sue giornate sono ancora incredibilmente frenetiche: ama andare a vedere la gente ballare, ama osservare l’acconciatura e l’abbigliamento delle persone. Continua a fare aftershow o concerti a sorpresa nei club proprio per questo motivo, per tenersi in contatto con il mondo, con gli esseri umani.
If I was your girlfriend, would you let me dress you
I mean, help you pick out your clothes before we go out?
Not that you’re helpless
But sometime, sometime those are the things that bein’ in love’s about







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