Se è vero che anche nel male c’è sempre un po’ di bene, la faccenda Bezos-Sanchez è stata un’ottima scusa per sottolineare di questo Met Gala crepe profonde che in realtà erano sfacciatamente visibili ben prima del 2026.

Anche questo primo lunedì di maggio -come, non saprei di preciso, ma facciamo i dieci precedenti? – è stata un’occasione mancata per parlare di moda intesa come forma d’arte (che poi sarebbe il motivo per cui i ricchi in quel contesto fanno donazioni: preservare il Costume Institute, l’ala del Met che conserva una preziosa collezione di abiti). Sull’onda della critica che ha definito lo spettacolo di quest’anno, molte più voci si sono unite al coro di quelli che pensano che la maggior parte degli invitati non sappia nemmeno commentare il look che porta in passerella. In linea di massima non vengono neanche incoraggiati a farlo dalle celeb-intervistatrici preposte nelle apposite station. E in alcuni casi è meglio così.

Stimolata dal commento di Ciara sul suo outfit di coppia in stile Reali d’Africa “this is inspired by Nefertiti, you know? She was very, very, very powerfull…she had to be strong, she had to be tough…” ok, fiori a primavera, avanguardia pura, avrebbe risposto qualcuno, faccio seguire la mia personale selezione delle references che a mio avviso merita, invece, ricordare.

Beyoncé

Doveroso citarla perché ogni sua mossa è pensata al dettaglio. Nulla è lasciato al caso e di sicuro l’outfit di lunedì nasconde almeno un Easter egg relativo al suo ACT III che in tanti, senza conferme ufficiali, hanno ipotizzato. Purtroppo, anche lei non ha parlato dell’ispirazione che ha guidato Olivier Rousteing nella creazione del capo e allora, B, lo faccio io. La tempesta di preziosi applicati sul tulle color carne ricrea lo shape di uno scheletro (abbastanza rock in effetti). La suggestione arriva dall’opera The Visitor della pittrice e litografa Caroline Wogan Durieux (1986-1989) nata a New Orleans da una abbiente famiglia creola, pittrice e professoressa presso la Louisiana State University. Beyoncé è molto legata alla cultura creola da parte di madre e proprio a New Orleans si trova la Lemonade House (chiamata così per l’associazione all’album omonimo), residenza privata sua e di JAŸ-Z ricavata da una ex chiesa. La Queen ha spesso utilizzato suggestioni e simboli legati all’estetica spirituale afro-americana con alcuni riferimenti alla magia nera, al Voodoo e all’Hoodoo. Vibes di cui quell’area della Louisiana è fortemente impregnata.

Nel 1937, inoltre, Caroline Durieux diventa direttrice della Federal Art Project, l’unica istituzione scolastica che non pratica discriminazione in uno stato, la Louisiana, che lo avrebbe fatto ancora per almeno i successivi venticinque anni. Insieme ad altri testi, nel 1950 pubblica un libro sulla città intitolato Gumbo Ya-Ya

We wanna welcome you to the Beyoncé Cowboy Carter: Act II, ah
And The Rodeo Chitlin’ Circuit
We gon’ make it do what it do, ya-ya
Put them hands together

We clappin’
We drummin’
(Ya-ya-ya-ya-ya, ya-ya-ya-ya-ya-ya) oh, ya-ya-ya
Oh, ya-ya-ya-ya-ya, ya-ya-ya-ya-ya-ya
) oh
Ya-ya-ya-ya-ya-ya-ya-ya-ya-ya (oh, ya-ya-ya-ya-ya, ya-ya-ya-ya-ya-ya)
Ya-ya-ya-ya (oh, ya)
(Ya-ya) B-E-Y-I-N-C-É, ya

canta B. in YA YA, espressione che nella cultura creola ha infiniti significati, tutti positivi, allegri e matriarcali.

Angela Bassett

Il look non era breathtaking, ma il più onesto nel rispondere correttamente al compito assegnato dalla serata (ed era quello che mi sarei aspettata di vedere da più ospiti). L’abito rosa acceso citava l’opera Girl in Pink Dress di Laura Wheeler Waring una delle poche pittrici donne afroamericane nell’Harlem Renaissance.

Public School

Standing ovation per il duo di stilisti Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne, per i loro outfit e per quello creato per Wisdom Kaye “il ragazzo meglio vestito di Tik Tok” secondo Vogue. L’ispirazione nelle forme architettoniche (loro cifra) è ancora una volta il troppo poco citato zoot suit, aggiornato con un blazer cropped (Prince, anyone?). Gli anfibi Timberland sono stati realizzati in collaborazione con il progetto The Shed. Dao-Yi Chowe Maxwell Osborne, rispettivamente dal Queens e da Brooklyn, si sono conosciuti quando entrambi lavoravano per il brand Sean John.

Jaafar Jackson

Il suo è stato un altro look intenzionale, pensato. Assemblato insieme a Ralph Lauren aveva la volontà di continuare ad onorare la narrazione di Michael e di Michael Jackson in una versione senza tempo. Risultato riuscito e rischio di imitazione carnascialesca scampata alla grande. Michael Jackson ha prodotto arte e lui stesso è/è stato arte.

Venus Williams

L’abito in maglia con cristalli swarovski è ispirato ad un suo ritratto Venus Williams, double portrait (2022) di Robert Pruit commissionato per la National Portrait Gallery. La collana ispirata alla targa di Wimbledon come si vede nel ritratto, presenta simboli legati alla sua famiglia e alle sue origini come le Watts Towers intagliata al centro.

Ingresso del Metropolitan Museum of Art, lo stesso utilizzato per la sfilata del Met Gala
Questo è l’ingresso principale del Metropolitan Museum of Art al 1000 5th Avenue, New York che ogni maggio si trasforma in una passerella in occasione del Met Gala. Foto modificata con Gemini AI per togliere traccia di qualsiasi altro essere umano in quello che era il mio momento.

Per il resto, del rapporto del jet set americano con la moda come espressione d’arte, potete farvi un’idea personale se avete 2h42’ a disposizione qui. Potrebbe sempre valerne la pena.

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