La storia di Gianni Versace raccontata da tre episodi di cronaca nera
La storia di Gianni Versace è intrecciata a tre fatti di cronaca nera che ne hanno influenzato la narrazione e la memoria.

Indice:
- Contesto
- Andrew Cunanan
- Chico Forti
- Pietro Maso
Esiste una scia di sangue che lega l’omicidio di Gianni Versace ad altre storie di cronaca nera.
I gradi di separazione tra gli attori sono differenti, ma in qualche modo lui, la città di Miami e il Dipartimento di Polizia Locale, il Miami Dade Police Department, sono elementi ricorrenti in almeno tre casi di cronaca nera degli anni ’90.
Ma vediamo prima qual è l’allora contesto culturale, sociale e politico in cui queste storie maturano e si intrecciano superando anche i confini internazionali.
Contesto
A livello culturale la moda, ormai democratizzata e collettiva, conosce la massima espressione con il prêt-à-porter proprio a cavallo dei due decenni ’80 e ’90 (epoca che ci traghetterà al nuovo millennio con un cambio paradigma del modello di business conosciuto come fast fashion). Non è più solo questione di vestirsi: è un linguaggio sociale, un codice di appartenenza, un passaporto simbolico verso mondi che sembrano irraggiungibili.
Per Andrew Cunanan, l’assassino di Gianni Versace, quel linguaggio diventa presto un’ossessione. Dai look preppy con penny loafer (i mocassini con la monetina) alle scarpe Ferragamo usate come strumento di manipolazione, la sua vita è un continuo tentativo di costruire — e vendere — un’immagine di sé attraverso lo sfoggio di un, seppur precario, privilegio. Il suo primo stylist è il padre, Modesto Cunanan, che sceglie per lui capi firmati Bally, Johnston & Murphy, Cerruti. Andrew assorbe ogni spunto e affina i suoi gusti verso pantaloni in tela stirati, camicie Izod, giacche a rombi e le iconiche scarpe da barca Sperry.
Uno stile preppy che tuttavia negli anni ’80 viene spesso letto come “troppo curato” per un ragazzo: «Fuori da scuola si mormorava: è gay», ricordano i compagni.
Andrew, però, non arretra. Con il suo devoto amico Peter Wilson studia quasi a memoria un testo iconico di quegli anni: The Official Preppy Handbook. Inizia ad indossare maglioni Ralph Lauren, pantaloni sportivi di tela, scarpe Cole Haan per “essere un gradino sopra gli altri” come gli aveva suggerito il padre.
Crescendo, Andrew si sposta verso un’estetica più adulta, più vicina alla cultura gay di quegli anni prediligendo lo shopping da Neiman Marcus alla ricerca di brand come Matinique, Ferragamo, Willi Smith e Versace. Sperava, attraverso la costruzione maniacale del suo aspetto dall’estetica a volte camp, di entrare a far parte del Gamma Mu, un club esclusivo di uomini gay, anziani, ricchi e influenti. La geografia del desiderio di Andrew era fatta anche da altri indirizzi precisi: amava magiare o sorseggiare Chivas Regal nei ristoranti più in voga come il Valentino Restaurant a Santa Monica o il Ginza Sushiko, il più costoso di Beverly Hills. La storia di Andrew Cunanan è insomma anche la storia di un guardaroba che ai tempi non riguardava solo lui, ma di chiunque facesse parte parte di una élite o ambisse a questa.
Forse la moda non ha definito Andrew, ma lui l’ha usata per definire se stesso: dai mocassini Sperry ai blazer Willi Smith, dalle camicie Izod ai sogni Versace, ogni brand era un mattone nella costruzione di un’identità che voleva essere irresistibile, superiore, inarrivabile.
Un’identità che, come un abito troppo stretto, alla fine non ha retto.

A livello politico quegli anni sono segnati dalla reputazione a livello nazionale delle forze dell’ordine statunitensi.
Versace è un caso che ha messo in luce alcune falle nell’operato degli agenti. L’omicidio ha avuto un peso non solo in termini giuridici, ma soprattutto politici. Non a caso, negli ambienti investigativi, veniva definito ai tempi come il King Kong delle emergenze politiche.
Nelle ore immediatamente successive ai primi due omicidi per mano di Cunanan ai danni della coppia di suoi amici a Minneapolis, la polizia invece di attivarsi per diramare avvisi di sicurezza e tentare di intercettare Andrew nella sua indisturbata corsa verso il Sud del paese, è più impegnata a mettere in sicurezza le prove rinvenute sulla scena. A determinare questa inversione di rotta nei protocolli è l’eredità lasciata da quello conosciuto all’epoca come l’omicidio del secolo: il caso O.J. e Nicole Brown Simpson. Dopo il processo O.J. per scongiurare il ripetersi di umiliazioni in aula ai danni dell’accusa, i procuratori iniziano ad esercitare un controllo più severo sull’operato degli agenti in divisa. La loro richiesta è quella di avere a disposizione prove inconfutabili prima di incriminare un sospettato al fine di evitare mozioni o obiezioni durante il dibattimento.
Un altro tema che definisce il clima che circonda la Miami di allora (che sempre più spesso veniva scelta da multimilionari e celebrities come luogo di svago e quindi di investimento di capitali) è proprio la sua sicurezza. Quando nel 1993 due turisti tedeschi, i coniugi Rakebrand, in viaggio di nozze (lei incinta) vengono derubati e lui ucciso da una donna appena ventenne sulla strada tra l’aeroporto e Miami Beach, la reputazione della città subisce un duro colpo. Solo pochi mesi prima c’era stato un altro omicidio, opera di una baby gang, ancora una volta ai danni di una turista tedesca, Barbara Meller Jensen, persasi in auto con la madre e i due figli piccoli nei dintorni del quartiere aeroportuale. Il dibattito pubblico si incendia e lo Stato per dimostrare di avere in mano la situazione stabilisce che i procuratori avranno da quel momento in poi facoltà di decidere se processare i minorenni come bambini o come adulti. In breve tempo la Florida raggiunge il primato di minorenni in carcere con una condanna a vita, la JLWOP-Juvenile Life WithOut Parole.
Andrew Cunanan
Andrew Cunanan è lo spree killer che il 15 luglio 1997 ha ucciso Gianni Versace sui gradini di Casa Casuarina a Miami. Non conosceremo mai le ragioni di questo omicidio dal momento che l’autore è stato trovato morto dagli agenti di polizia del Miami Dade Police Department in una casa galleggiante al 5250 di Collins Ave. a Miami Beach. Tuttavia gli esperti che si sono occupati del caso sostengono che quasi certamente una personalità narcisista patologica come quella di Cunanan cercasse attenzioni e imperitura memoria attraverso un gesto eclatante.
Questo caso di nera ha ispirato il libro Il Caso Versace: la storia, i protagonisti, il mistero di Maureen Orth, da cui è tratta la serie American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace.
Inferriate di Casa Casuarina, oggi ex Versace Mansion, in cui sono presenti i simboli per eccellenzza del brand: la Medusa e la Greca. Dicembre 2024.
Chico Forti
La correlazione tra il caso Chico Forti e quello Versace è il più interessante. Sono veramente incredibili le relazioni che uniscono la storia di questi due italiani, entrambi di successo, che hanno trovato, in forma diversa, la loro fine oltreoceano. Forti è stato condannato all’ergastolo nel 2000 per l’omicidio di Dale Pike, omicidio che per una serie di coincidenze straordinarie si interseca con il delitto di Gianni Versace.
Chico Forti si era trasferito negli Stati Uniti nel 1992 dopo aver vinto una somma di denaro considerevole nel programma tv Telemike. Qui il suo sogno americano in poco tempo assume la forma del surf, di un nuovo amore e dopo poco di una famiglia.
Quando avviene l’omicidio di Gianni Versace Chico ha da poco intrapreso una carriera indipendente nel mondo della produzione documentaristica televisiva. Attraverso una conoscenza, quella di Thomas Knott, ottiene i diritti per registrare proprio all’interno della house-boat in cui è stato trovato il cadavere di Andrew Cunanan. La produzione esce con il titolo de Il Sorriso della Medusa ed è un suo resoconto delle indagini fatte dalla polizia locale, il Miami Dade Police Department, sul caso Versace.
La chiave di lettura è fortemente dubitativa rispetto al loro operato. Troppo in effetti.
Nonostante vada in onda solo in Italia e in Francia, l’eco del discreto successo ottenuto non tarda ad arrivare alle orecchie degli agenti del Miami Dade. Il disappunto che ne deriva ha conseguenze non indifferenti su Forti sia in fase investigativa, sia in fase processuale.
Chico, per completare la sua inchiesta, aveva stretto un accordo economico proprio con un ex poliziotto in pensione, Gary Schiaffo, richiamato in servizio per indagare sul caso Versace-Cunanan. Schiaffo a fronte della promessa di una importante somma di denaro aveva garantito a Forti una serie di fotografie scattate a Cunanan (morto) nella house-boat. Queste foto però non arrivano nella forma promessa: l’accordo salta e ci sono buone probabilità che Schiaffo, rimasto a mani vuote, abbia valutato la vendetta. Di certo non passa inosservato che a presiedere il processo Forti ci sarà Victoria Platzer, una ex collega e compagna di pattuglia di Gary Schiaffo (prima della sua elezione a giudice nella contea di Miami Dade). È proprio di Platzer la decisione di concedere alla Corte una mozione conosciuta come Stato in Limine che permette di omettere alla giuria l’informazione rispetto al rapporto economico tra Forti e Schiaffo. Un dettaglio non indifferente.
Le coincidenze non finiscono qui.
Quando Dale Pike viene trovato morto su una spiaggia di Miami nel febbraio del 1998 è Chico Forti ad essere indagato e poi condannato all’ergastolo per omicidio.
Dale è il figlio di Anthony Pike, un australiano che ad Ibiza gestisce il Pike’s Hotel. Tony entrato da poco in affari con Chico Forti grazie a conoscenze comuni, gli vende la struttura ricettiva senza tuttavia, si scoprirà in seguito, poterlo fare dal momento che formalmente non è lui il proprietario.
Chico, in buona sostanza, viene fregato e proprio questa disavventura economica e sociale verrà letta come un’ottima motivazione per vendicarsi attraverso l’omicidio del figlio di Anthony, Dale Pike.
Le connessioni tra i due casi continuano. Nel testo Versace: autopsia di un delitto impossibile l’autrice e criminologa Roberta Bruzzone racconta che Cunanan possedeva un passaporto emesso dal fantomatico Principato di Sealand il cui ambasciatore era Torsten Reineck, proprietario della house-boat in cui Cunanan si suicida. Il Principato di Sealand era una ex postazione antiaerea britannica occupata abusivamente e in anni più recenti da un gruppo di persone che ne avevano istituito un Parlamento e una agenzia passaporti (privi di alcun valore). È molto probabile quindi che Torsten e Cunanan, entrambi cittadini del Principato, si conoscessero.
Tra gli amici di Torstein Reineck figura, inoltre, Thomas Knott (quello che concede a Forti il diritto di girare le scene nella house-boat). Knott era entrato negli Stati Uniti clandestinamente grazie all’aiuto di Anthony Pike, padre di Dale. Arrivato in territorio americano Thomas era stato accolto dal vecchio amico Siegfried Axtman, residente a William Island, la stessa isola in cui vive anche Chico Forti.
E ancora: Siegfried Axtman è socio in affari con Torsten Reinneck e Matthias Ruehl nella gestione dell’Apollo, un gay club di Las Vegas frequentato, a suo tempo, anche da Andrew Cunanan.
Pietro Maso
È il 1991 quando Pietro Maso, in concorso con tre amici, uccide i propri genitori per avere accesso all’eredità di questi. Nei lunghi interrogatori e nelle minuziose perizie psichiatriche, il ragazzo racconta più volte di aver alimentato la sua ambizione e la sua sete di denaro anche attraverso l’idealizzazione di Sonny Crockett, il protagonista della serie tv Miami Vice. Proprio quegli outfit resort style disegnati da Gianni Versace e l’attitude performante del protagonista sono diventati aspirazionali per Pietro, incoraggiando la sua personalità narcisista e la sua idea di un futuro all comfort.
Uno stile di vita che diventa ben presto insostenibile e lo porta a maturare la tragica scelta.

Già.
“Red on repeat” verrebbe da dire.
Le connessioni tra questi casi dimostrano quanto siano intrecciate le vite delle persone coinvolte. Le relazioni tra Versace, Forti, Cunanan e i vari personaggi che li circondano e la cornice culturale dell’epoca, rivelano legami che potrebbero riscrivere la teoria dei sei gradi di separazione.
Per approfondire:
- Libro: Versace: autopsia di un delitto impossibile di Roberta Bruzzone
- Libro: Il caso Versace: la storia, i protagonisti, il mistero di Maureen Orth
- Libro: Eredi: da Pietro Maso a Erika e Omar di Gianfranco Bettin
- Serie TV: American Crime Story: the assassination of Gianni Versace
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